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UNA RONDINE NON FA PRIMAVERA
Camminando lungo il fiume, si attraversa una boscaglia di sterpaglie e alberi spogli, tra i quali spicca qualche nocciolo che sui rami, ancora secchi, mostra già le sue pendule infiorescenze.
Sono piccoli, ma inequivocabili segnali d'una primavera desiderosa di giungere presto, ma qui l'inverno è ancora una presenza più che mai tangibile.
La neve, caduta pochi giorni fa, non ha imbiancato solo le montagne tutt'intorno, infatti non ha risparmiato i fondovalle e nemmeno la città.
Sul sentiero la si può calpestare e l'aria di questi ultimi giorni di febbraio è ancora fredda poichè il vento soffia con veemenza.
Fa una certa impressione osservare i germani tuffarsi a testa in giù e nuotare nell'acqua gelida del fiume, ma per loro è qualcosa di assolutamente normale.
Improvvisamente, alcuni si alzano in volo. Sollevo lo sguardo per seguirli e proprio in quel momento, nel cielo cielo bianco che preannuncia nuova neve, ecco apparire una rondine e poi un' altra che sembra rincorrerla.
"Ma che ci fanno qui queste due rondinelle solitarie?", mi chiedo sorpresa.
Rammento un detto che ripeteva spesso mia madre quand'ero bambina: "Per San Benedetto la rondine è sotto il tetto".
Penso, però, che quel giorno, ovvero il 21 marzo, è ancora piuttosto lontano.
Mi guardo intorno e noto che sulle vette più alte sta già ricominciando a nevicare.
"Una rondine non fa primavera", penso, e la natura sembra proprio confermare questo vecchio proverbio.